Sermig

Trogolo santo

Laurie Pace, Il battesimodi Flaminia Morandi – Quando ce vò, ce vò, dicevano i genitori romani quando mollavano uno sganassone ai loro figli, prima che il ‘68 distruggesse le ultime tracce di quel sano buon senso che portava un’eco dei dieci comandamenti. Oggi padri e madri smarriti non hanno chiaro neanche loro cos’è bene e cos’è male. La pressione sociale toglie il coraggio di intervenire quando si è ancora in tempo, oppure intervengono male, con una violenza che non c’era nello sganassone e che rivela ancora meglio la loro abissale insicurezza.

Per i cristiani anche la formazione è un’esperienza fisica. L’antico rito del battesimo, oggi scolorito, era fortemente fisico. Credi in Dio? e giù, la mano del vescovo spingeva sott’acqua la testa del battezzando perché sperimentasse cosa significa non respirare. Credo! Credi in Cristo? e di nuovo la mano lo sommergeva: Credo! Credi nello Spirito? e di nuovo in apnea. Credo! Il corpo doveva registrare in modo indelebile quello che la mente del catecumeno aveva appreso da un maestro e tentato di applicare nella vita per ben tre anni, quanto durava il tempo della sua preparazione al mistero. Doveva restargli addosso che senza lo Spirito del Risorto si muore e solo respirando in Dio l’uomo scopre la pienezza della sua divina umanità.

Il battesimo era seguito immediatamente dall’unzione con l’olio e dall’eucaristia col pane e col vino, perché fosse chiaro che quel rito era una vera e propria iniziazione, la trasmissione di una conoscenza destinata non solo alla trasfigurazione personale, ma a fecondare di eternità tutta l’umanità e il cosmo. Ho trôgôn mou tên sarka, chi mangia la mia carne o, meglio, chi rode sotto i suoi denti la mia carne. Non c’è niente di spirituale nel verbo greco usato da Giovanni, trogo, radice dell’italiano trogolo, mangiatoia per i maiali. Ma per i cristiani solo la carne è spirituale e la grazia si mastica e s’ingoia con la carne e il sangue di Cristo, portatori di vita. Ogni parola e ogni gesto è simbolo, muto esperanto comune a Dio e all’uomo: la triplice immersione nell’acqua sono i tre giorni di Cristo nel sepolcro prima della Resurrezione (e si battezzava solo all’inizio della veglia pasquale), tre come le tre persone della Trinità nel cui nome si amministra il sacramento e si impone il nome, segno della Presenza. La disciplina dell’arcano come la chiamava Basilio il grande, non era cosa per tutti, e chi non aveva ancora ricevuto il battesimo doveva uscire dalla chiesa al momento della consacrazione, mistero dei misteri.

Non tutti possono fare tutto ad ogni età. C’è un’ecologia del sapere e del fare e ogni cosa va fatta a suo tempo. C’è tutta la vita per imparare ogni volta con una nuova intensità di luce cosa significa quell’acqua che soffoca, quando le lacrime della vita ti battezzano di nuovo e liberano quello che era nascosto dentro di te: un uomo nuovo che rinasce dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito con un secondo battesimo che non è più simbolo della verità, ma è la verità stessa.


MINIMA – Rubrica di Nuovo Progetto
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